
“Siamo tutti vicentini”
Da un giorno all’altro le ruspe potrebbero iniziare a demolire le strutture presenti all’interno del Dal Molin per far posto al cantiere statunitense; strutture sportive, edifici e capannoni che potrebbero essere riqualificati e adattati per scopi civili saranno distrutti per far posto a depositi di armi e comandi militari.
Il Consiglio di Stato, infatti, ha ribaltato la sentenza del Tar aprendo i cancelli dell’aeroporto alle ditte appaltatrici. Vicenza deve essere rispettata: nessun lavoro deve iniziare prima della consultazione popolare; questo vogliamo vederlo scritto, nero su bianco, dal commissario Costa o dagli statunitensi.
I lavori, in questo momento, sono fermi, anche grazie alla mobilitazione dei vicentini che, per tutto agosto, hanno sorvegliato e bloccato i cantieri per servizi e sottoservizi utili alla nuova struttura militare. In questi giorni indiscrezioni di stampa hanno assegnato al Governo italiano, nella figura del commissario governativo, l’ultima parola sull’accensione o meno delle ruspe. Da loro ci aspettiamo una dichiarazione formale di rispetto verso Vicenza: il silenzio sullo stop dei lavori, per noi, equivarrà al loro possibile inizio. In qualunque caso, noi continueremo a vigilare sull’area e bloccheremo ogni attività sospetta.
Difendere Vicenza significa rivendicarne la dignità: dal 3 al 14 settembre, organizzeremo il Festival No Dal Molin. Un momento per incontrarci, discutere e confrontarci; dieci giorni di musica e spettacoli; ma, soprattutto, un periodo di mobilitazione permanente per tenere la testa alta contro ogni arroganza.
La vicenda Alitalia è stata seguita con occhio attento dai blogger.
Le opinioni sono varie ed evidenziano come i blogger ma sopratutto cittadini non sono convinti.
Come si legge su R-ESISTENZA-INFINITA:
7.000 licenziamenti, se andrà bene. Fallimento se andrà benino. Cessione gratis ai soliti quattro imprenditori che già si mangiarono la Telecom o le Autostrade, se andrà malissimo. Però, prima di tutto, berlusconi pensò allo slogan, preannunciando che sarebbe stato scritto a caratteri cubitali, su ogni aeromobile e in ogni aeroporto. Da qualche parte, comunque, bisognava partire.
Loris Costa segnala come l’opposizione non insista sul rispetto delle regole e la mancanza di comunicazione da parte del PD:
Il PD parla di bluff, molti elementi depongono in tal senso. Il Governo tutela i risparmiatori. Meno i dipendenti, meno i creditori. Così non si educa al rispetto delle regole però.
Speriamo che anche stavolta non abbia capito male la stampa. Mi spiace per Letta. Ma dire Efim è come non dire. Cosa dice l’opposizione? Un bluff!
Evidenzia che Colaninno padre sarà presidente dell’Alitalia ma ci ricorda che il figlio
Matteo, è attualmente deputato del Pd, eletto (pardon nominato!) come capolista del collegio Lombardia I nelle elezioni politiche di aprile.
stessa cosa fa Precariopoli ricordando che gli affari sono affari:
Vergognoso conflitto d’interesse fra Roberto Colaninno (prossimo presidente Alitalia) e il figlio Matteo ministro per lo Sviluppo economico nel governo ombra del Partito democratico
Leftorium definisce la vicenda come Italian Job e ci spiega perchè:
Italian job è un espressione dispregiativa piuttosto in voga tra gli inglesi. La usano quando vogliono spiegare una situazione che rasenta la truffa o quando si è totalmente indifferenti alle regole e alle leggi vigenti. Non è tanto un’espressione razzista poiché, in fondo, si è trasformata in una sorta di stereotipo. Un po’ come da noi quando parliamo di “portoghesi” per indicare chi riesce ad entrare, magari di straforo, al cinema o allo stadio senza pagare il biglietto.
Da http://www.retenoponte.org/ :
Ci troviamo oggi a dover nuovamente affrontare l’offensiva dei fautori del Ponte. Il Presidente del Consiglio Berlusconi ed il Presidente della Regione Sicilia Lombardo ne hanno fatto una propria bandiera e sono pronti a riavviare un’opera inutile, dannosa e che dilapida denaro pubblico, un gigante di cemento e acciaio che stravolgerà il nostro territorio già compromesso da una speculazione edilizia senza freni e i cui cantieri renderanno la vita impossibile ai cittadini.
Facciamo appello a tutti perchè si rimetta in moto la mobilitazione contro il ponte, affinché si comincino a tessere nuovamente quelle relazioni virtuose che ci hanno consentito di fermarli già una volta.
DOMENICA 24 AGOSTO 2008
LIDO HORCYNUS ORCA
via Fortino - Torre Faro – MESSINA
FESTA NO PONTE
Iniziativa della ReteNoPonte per rilanciare la lotta contro il ponte e per la difesa dei territori.
Alle ore 19.00 avrà luogo un dibattito dal titolo: “I trasporti nell’area dello stretto”.
Relatori: Alberto Ziparo, Mariano Massaro e Ugo Boghetta.
A seguire concerti, musica e dj.
Sarà attivo uno stand gastronomico.
Cari amici, sono del parere che la costruzione di una democrazia matura debba anche soprattutto partire dal fare chiarezza sulle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese. Per cominciare un dibattito con chi vuole sulla questione se questo paese è a sovranità limitata nell’ambito tra il governo americano e il nostro governo vi invito a leggere la mia tesi al link: http://files.filefront.com/PDFonlinepdf/;9241204;/fileinfo.html
e a dire la vostra. Laura
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Leggete il manoscritto Impossibile Pentirsi di Mario Ciancarella al link:
http://files.filefront.com/IMPOSSIBILE+PENTIRSI+ebookpdf/;8764780;/fileinfo.html
e lasciate il vostro commento.
Vogliamo ricreare attenzione sulla vicenda di Mario Ciancarella, sulla vicenda dei suoi colleghi uccisi come Sandro Marcucci e su quanto da loro denunciato in più di tre decenni. Laura
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L’italia è uno strano paese: detiene il primato in Europa delle morti sul lavoro.
E mentre la propaganda fascista mette l’esercito per le strade delle città, per la sicurezza dei cittadini (?), ancora si muore nei posti di lavoro.
Il capitalismo cerca di scaricare la colpa delle morti sui lavoratori stessi… Così può accadere che un imprenditore, già noto per le sue furberie in tema di sicurezza e di truffe, chieda un risarcimento milionario ai famigliari delle vittime!
Ecco, in questo strano paese accade questo.
L’articolo che segue è stato pubblicato dal noto analista politico Rami G. Khouri il 7 luglio sul sito dell’agenzia di news internazionali Agence Global e viene proposto nella traduzione offerta dal sito Arabnews.
In esso, Khouri rileva come il conflitto israelo-palestinese sia ancora un argomento centrale e di grande rilevanza per l’opinione pubblica araba, e che la cieca politica di appoggio degli Stati Uniti a Israele e ai suoi desiderata fa sì che questi due paesi vengano collegati nella mente di molti arabi “in un modo che rende difficile separare la collera nei confronti dell’uno da quella nei confronti dell’altra”.
Andrebbe aggiunto che tali considerazioni si attagliano perfettamente anche all’Europa, in un periodo storico in cui – per varie ragioni – la Ue ha del tutto rinunciato a quel ruolo di honest broker del conflitto israelo-palestinese che pure avrebbe potuto rivestire con buone possibilità di successo, preferendo una politica estera nella regione totalmente schiacciata sulle posizioni degli Usa e, conseguentemente, di Israele.
E se gli aiuti umanitari forniti ai Palestinesi servono a tacitare le coscienze degli Europei, non basteranno certo a evitare che il giudizio critico e l’astio del mondo arabo nei confronti degli Usa si estendano anche al nostro continente.
Ivi compresa naturalmente l’Italia, che vorrebbe ritagliarsi un ruolo da pontiere tra l’Occidente e il mondo arabo, pur vantando un Parlamento come quello attuale caratterizzato dal più alto tasso di filoisraelismo che la storia repubblicana ricordi, concentrato come è, con straordinaria unanimità, sulla “sicurezza” di Israele e totalmente dimentico della sicurezza dei Palestinesi, della tutela dei loro diritti umani fondamentali, delle loro sacrosante richieste di libertà e di autodeterminazione.
Militanza e resistenza nel “Vero Medio Oriente”.
7 luglio 2008
Il presidente di ATM Catania inaugura un’altra sala “relax”, mentre in officina si susseguono infortuni
e i tranvieri preferirebbero rilassarsi a casa
Il Presidente di ATM inaugura un’altra “sala relax” per i tranvieri del deposito di V.le Sarca.
Tutto l’establishment di ATM è impegnato a rivalutare l’immagine dell’azienda, anche nei confronti dei propri dipendenti, offrendo loro tv e bigliardino, con il fin troppo chiaro intento di distogliere l’attenzione sui reali problemi e progetti futuri.
A pochi giorni dall’ennesimo infortunio, in cui un operaio del Deposito Sarca ha perso la prima falange del dito medio della mano destra a causa del cattivo funzionamento di una botola pneumatica e della mancanza di protezioni, ed in concomitanza con la firma di un accordo che aumenta flessibilità, orario e carichi di lavoro agli operai e di conseguenza anche il rischio d’infortunio, la direzione aziendale mostra la sua faccia benevola. Eppure, con totale mancanza di rispetto nei confronti dei propri dipendenti, qualche giorno fa, in occasione dell’infortunio ATM dichiarava che l’operaio aveva perso solamente un’unghia…
La situazione invece è drammatica. I guasti non si contano più e i cittadini lamentano disservizi e sporcizia. Ogni bus è provvisto di aria condizionata, ma se funziona è un’eccezione. Le officine sono all’abbandono senza pezzi di ricambio, con attrezzi obsoleti e strutture malsane. L’inverno scorso gli operai di Sarca, per “convincere” ATM ha riparare l’impianto di riscaldamento dell’officina, sono stati costretti a scioperare.
Ma in ATM le responsabilità non sono mai manageriali, può succedere qualsiasi cosa, ma i dirigenti, i capi servizio e i funzionari rimangono saldamente al loro posto. Brucia quasi una vettura al mese ed i responsabili delle officine non vengono rimossi. UNA VERA E PROPRIA CASTA!
Le responsabilità vengono attribuite esclusivamente ai dipendenti che lavorano poco, anche quando, per garantire il servizio programmato fanno circa un milione di ore straordinarie l’anno.
I media di regime sono pieni di resoconti sul vertice di Parigi per la nascita dell’Unione per il Mediterraneo e delle dichiarazioni ottimistiche di Olmert, Sarzozy, Berlusconi e compagnia varia, i quali tutti all’unisono affermano di non aver mai visto la pace tra Palestinesi e Israeliani così vicina.
Nessuno spazio, nemmeno un minimo accenno, alla recente visita di una delegazione di attivisti per i diritti umani proveniente dal Sud Africa, che solo un paio di giorni prima aveva trovato la situazione dei Territori palestinesi occupati disastrosa e scioccante, tanto da definire l’occupazione militare israeliana come un regime peggiore dell’apartheid.
Questo è il titolo dell’articolo che, il 12 luglio scorso, Gideon Levy di Ha’aretz ha dedicato a questa visita, articolo qui proposto nella traduzione del sito web degli “Ebrei contro l’occupazione”.
Si continua a far finta di non vedere la realtà dell’occupazione israeliana, del regime dei check point, delle barriere e delle strade a uso esclusivo dei coloni, si continua a ignorare l’espansione degli insediamenti colonici, si dimentica che persino la Banca Mondiale ha avvertito che investire nei Territori palestinesi equivale a buttare soldi in un pozzo senza fondo se non verrà eliminato il regime delle chiusure, dei check point, degli ostacoli alla circolazione.
E giornali e televisioni, ossequiosi fino alla nausea, semplicemente “dimenticano” ogni notizia che possa gettare cattiva luce su Israele, in questo come in mille altri casi.
Ad esempio, evitando di riportare la notizia che Israele ha negato l’ingresso a una delegazione del Comitato Speciale dell’Onu che investiga sulle violazioni dei diritti umani praticate da Israele a danno dei Palestinesi dei Territori occupati, senza alcuna spiegazione né alcun motivo.
Il giorno 10/07/08, nell’officina del deposito ATM di V.le. Sarca a Milano, in buca 5, il nostro collega Lorenzo FRIGNANI, a causa del cattivo funzionamento di una botola, nonché della mancanza della paratia di sicurezza sulla stessa (particolare omesso nel modulo per la denuncia d’infortunio per l’INAIL), subiva la perdita della prima falange dito medio della mano destra.
Nonostante siano anni che segnaliamo e denunciamo deficienze, mancanze e attrezzature scadenti nel nostro ambiente di lavoro anche nel caso in questione, ossia riguardo alle botole in buca, e che queste problematiche che siano da tempo a conoscenza di ATM e degli incaricati alla vigilanza sulla sicurezza, nulla e da parte di nessuno è stato fatto.
Leggete questo libro e capirete le strategie dell’impero e dei suoi pretoriani; gli interessi economici e militari che spingono uomini senza scrupoli e senza morale a creare e sostenere uno stato di guerra continuo per il dominio assoluto delle risorse energetiche residue ed altro ancora.
Da “BoccheScucite” la lettera di un ex colonnello dell’esercito israeliano al Ministro della Difesa:
Gentile Ministro, rinvio al mittente il Vostro invito.
Ho ricevuto il Suo elegante invito ai veterani della guerra del 1948, inviatomi in occasione del 60esimo anniversario della fondazione dello Stato d’Israele, con lo slogan ‘Lo Stato d’Israele Le esprime la sua gratitudine’. Come veterano della guerra del 1948, rimasto ferito due settimane prima della Dichiarazione d’Indipendenza dello Stato, mi sento in dovere di rinviare il Suo invito al mittente, al Ministro della Difesa. Mi dispiace compiere questo gesto, ma il mio senso di dovere non mi lascia altra scelta. Ritengo che Lei, Ehud Barak, essendo uno dei più alti gradi del comando militare nonché uno dei protagonisti politici prominenti, sia responsabile per avere trasformato l’esercito da una ‘Forza di Difesa Israeliana’ in un esercito d’occupazione ed oppressione a danno del popolo palestinese ed in una forza a difesa delle colonie criminali in terra palestinese.(…) Ritenendo che il Suo contributo a tutto ciò sia enorme, mi sento obbligato a ritornarLe il Suo invito, senza alcun ringraziamento.
Dov Yirmiya, Naharia
Il giornalista palestinese Mohammed Omer scrive sul Washington Report on Middle East Affairs (WRMEA), un magazine pubblicato negli Usa con 9 uscite l’anno che tratta dei rapporti tra gli Usa e i Paesi dell’area mediorientale.
In questo ambito, Omer tratta della questione palestinese e, in questi ultimi tempi, soprattutto delle difficili condizioni che i Palestinesi di Gaza si trovano a dover affrontare a causa dell’assurdo e spietato assedio a cui Israele sottopone circa un milione e mezzo di residenti della Striscia.
Io aderisco alla manifestazione contro le “leggi vergogna”, ecco di seguito il manifesto:
Care concittadine e cari concittadini,
il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l’architrave della convivenza civile, la legge uguale per tutti.
Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.
Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Roma l’8 luglio in piazza Navona alle 18, per testimoniare con la nostra opposizione – morale, prima ancora che politica – la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.
Vi chiediamo l’impegno a “farvi leader”, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio.
I mass-media di questa manifestazione siete solo voi.
On Furio Colombo
Sen. Francesco Pardi
Paolo Flores D’Arcais
(26 giugno 2008)
Ustica… (ancora) Lo so, vi “costringo” a leggere un post molto lungo di Mario Ciancarella.
Mario, non ha certo il dono della sintesi e non possiamo pretenderla, da uno come lui che ha sempre cercato la Verità e che tenta ancora,instancabilmente di spiegarcela.
Se veramente vogliamo conoscere la verità, se veramente riteniamo che le Stragi non possano cadere in prescrizione,vinciamo la pigrizia della lettura che ci attanaglia. Informiamoci, cerchiamo, scaviamo. Reclamiamo la verità. Finalmente.
Ormai alla vigilia delle sue annunciate dimissioni, il primo ministro israeliano Ehud Olmert sta compiendo ogni sforzo possibile per convincere il presidente palestinese Abbas a concludere quell’accordo, ormai noto come “shelf agreement”, che dovrebbe prefigurare i principi generali della pace tra Israeliani e Palestinesi e dei rapporti tra Israele e il futuro stato palestinese.
Olmert, che deve anche far fronte al “fuoco amico” della Livni e di Ehud Barak, per vari motivi contrari a questo accordo dell’ultimo minuto, non ha più il tempo, naturalmente, per ulteriori negoziati che portino ad un accordo più dettagliato; il problema, tuttavia, è che non solo alcuni punti che resterebbero al di fuori dell’accordo sono tutt’altro che “dettagli” marginali, ma che persino le proposte rese esplicite risultano difficilmente accettabili per la controparte palestinese.
Ma cosa prevedono, in particolare per quanto riguarda i confini, le proposte israeliane?
Israele terrebbe per se circa il 7% della West Bank, dando in cambio ai Palestinesi una estensione di territori vicini alla Striscia di Gaza equivalenti a circa il 5,5% della Cisgiordania medesima; verrebbe altresì assicurato il passaggio, senza alcuna restrizione, da Gaza alla Cisgiordania e viceversa, e gli Israeliani intendono tale libertà di movimento come compensazione ai Palestinesi per l’1,5% di differenza (e ciò sia pure mantenendo il controllo del territorio su cui si concretizzerebbe detto “passaggio”).
Dunque la terra che Israele vorrebbe annettersi ricomprende i maggiori blocchi di insediamenti colonici (Ma’aleh Adumim, Gush Etzion, le colonie intorno a Gerusalemme) e il confine correrebbe lungo il perimetro del muro di “sicurezza”: con il che si dimostra – ancora una volta e come se ce ne fosse bisogno – che l’intento del muro non era affatto la “sicurezza” ma la sottrazione dei territori ai legittimi proprietari palestinesi.
Lo stato d’animo dei lavoratori della Scuola oscilla dallo sconforto alla rabbia nel rilevare la persistente inadeguatezza del sindacato e delle opposizioni nel contrastare il processo di privatizzazione dei beni comuni in generale e dell’istruzione in particolare, come se non esistesse da parte di tali soggetti la consapevolezza che ci si stia avviando precipitosamente ad un punto di non ritorno, ragion per cui occorre ora e subito senza alcun indugio una massiccia mobilitazione per contrastare un attacco senza precedenti ai principi della Costituzione, ai diritti dei lavoratori e al loro salario e all’etica stessa della convivenza civile.
Comitato promotore Referendum Regionali
e Proposta di legge di iniziativa popolare
Via Lombardia, 10 – Roseto degli Abruzzi – Tel. 085 8944932 e Fax. 085 9150464
COMUNICATO STAMPA
Il Comitato promotore, dando seguito e vigore ad un tentativo entusiasmante di riforma della politica in Abruzzo, HA AVVIATO IN TUTTI I COMUNI ABRUZZESI LA RACCOLTA DELLE FIRME a sostegno di 5 quesiti referendari e di una proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre i costi impropri della politica e riformare gli enti strumentali della Regione Abruzzo: l’obiettivo è quello di raccogliere 25.075 firme di Cittadini su ognuno dei 5 referendum e 5.000 firme sulla Proposta legislativa di iniziativa popolare.
I promotori dei quesiti referendari chiedono ai Cittadini di pronunciarsi “direttamente e personalmente” sulla abrogazione di consulenze esterne, collaborazioni, cariche e incarichi anche professionali, sullo scioglimento dell’Agenzia Sanitaria Regionale, sulla abrogazione delle Società di gestione a capitale pubblico di trasporto di persone e merci, sullo scioglimento dell’Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo – ARSSA e dell’Azienda di Promozione Turistica (Aptr) “Abruzzo promozione turismo”.
La Proposta di Legge di iniziativa popolare chiede, ormai al prossimo Consiglio Regionale, la riduzione del 50% dei compensi e rimborsi aggiuntivi, indennità di carica e di funzione per Consiglieri e Assessori regionali, nella e abrogazione dell’assegno vitalizio per i Consiglieri regionali cessati dal mandato; la revoca di nomine, cariche, incarichi professionali e consulenze conferiti dagli organi politici del Consiglio, dei Gruppi consiliari e della Giunta Regionale; la riforma, soppressione e riduzione dei compensi degli Organi di vertice e degli enti strumentali della Regione Abruzzo di cui tanto si è parlato e si parla in questi giorni, sia a livello nazionale che regionale.
Awacs e Strage di Ustica
Ripartiamo da quello che Mario Ciancarella scrive all’ex Csm Ami generale Tricarico:
“….Se qualcuno avesse avuto coscienza e consapevolezza di questo particolarissimo aspetto del controllo del traffico aereo (e delle ragioni che lo avevano suggerito in quel caldissimo inizio del 1980 – crisi internazionale per invasione militare dell’Afghanistan da parte delle truppe sovietiche, Ciad e scontro Libia-Usa e Libia-Italia, quest’ultimo per la vicenda Malta e concessioni di ricerche petrolifere all’AGIP -) forse avrebbe saputo meglio interpretare le lunghe circuitazioni di velivoli Awacks in quelle ore di quel giorno, in punti strategici precisi dello spazio aereo. Stavano oscurando i tratti di spazio aereo lungo i quali si sarebbe svolto l’avvicinamento per l’attacco finale al velivolo civile.
E forse non sarebbe caduto nella astuta trappola, anch’essa predisposta con raffinata astuzia perche’ fosse rappresentata e sostenuta dalle sue stesse vittime, di affermare che quella traccia “apparsa improvvisamente nel cielo” di un velivolo alla medesima quota del DC9 dimostrava la partenza di un velivolo dal ponte di una portaerei. Santa ignoranza dei neofiti!
E’ infatti certamente fascinoso pensare che una traccia che compaia improvvisamente sul mare possa e debba corrispondere ad un velivolo decollato da una portaerei. Solo che, come insegnerebbe un qualsiasi manuale di base, un velivolo che decolli da una portaerei viene intercettato si’ dai radar della difesa solo a qualche centinaio di piedi di altitudine dopo il decollo, ma se tale fosse stata la condizione di quella “improvvisa apparizione” quel velivolo sarebbe stato registrato in un profilo di salita, dai circa cinquemila piedi di ingaggio verso la quota dei 27.000 piedi, e non gia’ stabilizzato a quella quota, la stessa cioe’ del DC9.
Tant’e’ che lo stesso Gen. Arpino, come abbiamo ricordato, si lascio’ sfuggire:
Firmate la proposta di legge per un salario dignitoso, con una firma resistiamo e ci opponiamo civilmente, democraticamente e attivamente contro l’impero che Michel Onfray chiama il Leviatano.
Resistenza nonviolenta, la nostra strada maestra.
Ecco il volantino di Sinistra Critica:
LE CIFRE DELLA RAPINA
In Italia, ancor più che in altri paesi, negli ultimi 15 anni c’è stato un colossale spostamento di ricchezza verso i profitti e la rendita e un corrispettivo impoverimento di salari e stipendi.
Secondo un recente studio della BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali, organismo che riunisce 55 banche centrali a livello mondiale), lo spostamento dai salari verso i profitti è quantificabile in oltre 8 punti percentuali di Prodotto interno lordo. Si tratta di una cifra enorme: oltre 120 miliardi di euro l’anno, pari a una rapina padronale di circa 7.000 euro medi annui per ogni lavoratore dipendente.
I SALARI INDIFESI
Nel frattempo, dopo le tante chiacchiere elettoralistiche sulla impossibilità di arrivare alla quarta settimana, l’inflazione sta riprendendo a correre (basta vedere la benzina) e i salari si presentano totalmente indifesi e destinati ad un’ulteriore perdita di potere d’acquisto.
Questo impoverimento si verifica almeno dall’inizio degli anni ‘90, quando venne abolito il meccanismo di recupero automatico dei salari sull’inflazione (“scala mobile”) e venne adottato dai sindacati confederali un moderatismo salariale che ha ridotto i contratti nazionali di lavoro ad una estenuante e disperata rincorsa del costo della vita, mentre i padroni si arricchivano smisuratamente.
GLI APPETITI DI CONFINDUSTRIA E I GOVERNI AL SUO SERVIZIO
Oggi la Confindustria vuole un ulteriore peggioramento dei meccanismi contrattuali, al fine di ridurre ancor più il valore del contratto nazionale, per destinare maggiori risorse alle paghe variabili, quelle legate all’aumento dello sfruttamento individuale, all’aumento degli orari di fatto, all’incremento dei ritmi, all’aumento dell’arbitrio padronale, al ricatto sui lavoratori e sulle lavoratrici.

Olimpiadi Pechino 2008
Appendi alla tua finestra
la bandiera dei diritti umani.
Fermiamo le guerre. Promuoviamo tutti i diritti umani per tutti.
Tra pochi giorni si apriranno a Pechino le Olimpiadi: il più grande evento sportivo planetario che riunirà atleti di tutti i paesi e catalizzerà l’attenzione di centinaia di milioni di persone di tutto il mondo.
Per alcuni sarà un grande evento sportivo.
Per altri sarà un grande affare.
Per l’umanità è un grande momento di unità, una grande occasione d’incontro e di dialogo nel nome antico della pace e della Tregua Olimpica.
Facciamo in modo che non sia un’occasione sprecata. Mentre governi e imprese tacciono in nome delle proprie convenienze, tu prendi la parola in nome della pace e dei diritti umani. Compi un semplice gesto:
Appendi alla tua finestra la bandiera dei diritti umani.
Non permettere che prevalgano l’ipocrisia, il cinismo e l’indifferenza. Alza la voce contro tutte le guerre e le violazioni dei diritti umani. Compi un chiaro gesto di solidarietà con tutti i bambini e le bambine, le donne, gli uomini e i popoli che ancora oggi sono privati dei loro fondamentali diritti. Sostieni la lotta nonviolenta del popolo tibetano. Sostieni i difensori dei diritti umani che, in Cina e in tante altre parti del mondo, vengono perseguitati a causa del loro impegno civile. Chiedi alla Rai e a tutto il mondo dell’informazione di dare voce ai diritti umani e a chi lavora per la loro realizzazione. Chiedi al governo di rispettare, promuovere e difendere i diritti umani a casa nostra e nel resto del mondo. Promuovi il rispetto della dignità umana. Costruiamo un mondo migliore, più giusto e solidale. Promuoviamo insieme tutti i diritti umani per tutti.
Avevo già notato e apprezzato questo articolo di Carlo Strenger, apparso sul quotidiano israeliano Ha’aretz il 2 luglio scorso, ma le incombenze quotidiane mi avevano costretto a metterlo da parte e poi a dimenticarlo. Per fortuna, ancora una volta, soccorre l’aiuto della preziosa traduzione del sito Arabnews, riportata qui di seguito.
In questo articolo, Strenger mette bene in evidenza l’anomalia di uno Stato e di una collettività che, da una parte, formalmente riconoscono i diritti umani fondamentali e, dall’altra, li negano con spietata ferocia e determinazione ai Palestinesi che vivono nei Territori occupati.
Il filosofo ebreo si rende ben conto del profondo degrado morale – peraltro già da altri segnalato – che la società israeliana attraversa a causa dell’occupazione e della difesa ad oltranza di colonie e “avamposti” illegali, e lo ricollega a quella sorta di “sindrome dell’accerchiamento” che continua ad attanagliare gli ebrei israeliani (ma anche quelli della diaspora…), facendoli sentire perennemente assediati e in pericolo di fronte ad un nemico soverchiante ed ostile, sì da giustificare ogni crimine e ogni abominio in nome della “sicurezza” di Israele e dei suoi cittadini.
Tale degrado morale, aggiungo io, non si limita peraltro solo all’occupazione e alle politiche di apartheid praticate nei Territori palestinesi, ma si estende pericolosamente anche all’interno di Israele, con il prevalere di pratiche legislative e amministrative caratterizzate da una palese discriminazione razziale.
Scrive Strenger che “solo quando (noi israeliani) ci sveglieremo al mattino con la consapevolezza che non ci sono più orrori indifendibili da mettere a tacere, non più giovani soldati inviati a compiere un incarico che li segnerà per tutta la vita, e non più donne palestinesi che perdono i loro bambini solo perché non riescono a giungere in tempo all’ospedale, noi saremo capaci di superare gli enormi problemi interni alla nostra società”.
Sottoscrivere questo manifesto è un’atto di resistenza civile e nonviolenta alle pseudo-leggi giudicate razziste anche da una risoluzione dell’Unione Europea. Aderite, in fondo c’è il link per firmare.
Manifesto degli scienziati antirazzisti 2008
I. Le razze umane non esistono. L’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze “psicologiche” e interpretate sulla base di pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in “migliori” e “peggiori” e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi.
II. L’umanità non é fatta di grandi e piccole razze. È invece, prima di tutto, una rete di persone collegate. È vero che gli esseri umani si aggregano in gruppi d’individui, comunità locali, etnie, nazioni, civiltà; ma questo non avviene in quanto hanno gli stessi geni ma perché condividono storie di vita, ideali e religioni, costumi e comportamenti, arti e stili di vita, ovvero culture. Le aggregazioni non sono mai rese stabili da DNA identici; al contrario, sono soggette a profondi mutamenti storici: si formano, si trasformano, si mescolano, si frammentano e dissolvono con una rapidità incompatibile con i tempi richiesti da processi di selezione genetica.
III. Nella specie umana il concetto di razza non ha significato biologico. L’analisi dei DNA umani ha dimostrato che la variabilità genetica nelle nostra specie, oltre che minore di quella dei nostri “cugini” scimpanzé, gorilla e orangutan, è rappresentata soprattutto da differenze fra persone della stessa popolazione, mentre le differenze fra popolazioni e fra continenti diversi sono piccole. I geni di due individui della stessa popolazione sono in media solo leggermente più simili fra loro di quelli di persone che vivono in continenti diversi. Proprio a causa di queste differenze ridotte fra popolazioni, neanche gli scienziati razzisti sono mai riusciti a definire di quante razze sia costituita la nostra specie, e hanno prodotto stime oscillanti fra le due e le duecento razze.
PESCARA - Arrestato stamani, dai militari della Guardia di finanza, il presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco. I reati ipotizzati in seguito all’inchiesta, sulla gestione della sanità privata, condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara sono corruzione, concussione, truffa e associazione a delinquere .
Insieme con Del Turco sono finiti in carcere Lamberto Quarta, Camillo Cesarone, Antonio Boschetti, Gianluca Zelli, Luigi Conga. Agli arresti domiciliari l’assessore alla sanità Bernardo Mazzocca oltre che Giancarlo Masciarelli, Vito Domenici (ex assessore alla sanità del centro-destra), Angelo Bucciarelli.
Nell’inchiesta sono coinvolte complessivamente 35 persone. Sarebbero state pretese e riscosse, dalle case di cura private, ingenti somme di denaro, nell’ordine dei 6 milioni di euro.
GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE
NO ALLA COSTRUZIONE DELLA DIGA DI ILISU NEL KURDISTAN TURCO!
FUORI UNICREDIT DALLA VALLE DEL TIGRI !
LA CAMPAGNA ITALIANA CONTRO LA REALIZZAZIONE DELLA DIGA DI ILISU NEL KURDISTAN TURCO E DEL PROGETTO GAP INVITA LE FORZE POLITICHE E SOCIALI, LE SINGOLE PERSONALITA’, E I MOVIMENTI AD ADERIRE E A PARTECIPARE ALLA MOBILITAZIONE NAZIONALE PRESSO:
UNICREDIT BANCA SEDE DIREZIONALE MILANO PIAZZA CORDUSIO
17 LUGLIO 2008 ORE 11
Le attuali leggi e proposte di legge sugli immigrati in Italia ed in Europa sono dei passi inesorabili verso una regressione culturale e civile. Sembrano ricordare alcune disposizioni fasciste e naziste dei tempi bui dell’Europa. Catalogazioni di intere etnie, compresi i bambini, detenzioni temporanee fino a 18 mesi, previsione ed istituzione del reato di clandestinità, sono atti che ci riportano indietro nel tempo.
Comunicato AlCobas-Cub Trasporti:Cosa hanno fatto CGIL CISL UIL e la FLAI in tutti questi anni per tutelare i lavoratori precari rispetto al diritto di avere un lavoro stabile? NIENTE!
La Sea da CGIL CISL UIL ha sempre avuto mano libera per fare quel che voleva fino a che non è intervenuta l’iniziativa dei Sindacati di Base e della nostra organizzazione, ponendo concretamente il problema del lavoro precario a Malpensa, organizzando iniziative di lotta e la difesa dei lavoratori sul piano giudiziario.
Quando la nostra organizzazione stava moltiplicando i propri successi, anche come polo aggregativo di tanti lavoratori che iniziavano a prender coscienza dei propri diritti e della via per ottenerne il riconoscimento CGIL CISL UIL e FLAI assieme a SEA hanno cercato di correre ai ripari.
Per ridare a quei sindacati una credibilità perduta SEA, ormai costretta dagli eventi e dalle tante sentenze (comprese quelle intervenute per i lavoratori di San Precario) ad organizzare un piano di stabilizzazione dei lavoratori precari, ha voluto falsamente riconoscerli come artefici di un accordo che altro non era che l’unica via possibile per uscire da una situazione insostenibile aperta dalla nostra organizzazione.
Lo scorso 13 giugno 800 mila elettori irlandesi hanno detto no, attraverso il referendum, all’approvazione del Trattato di Lisbona, seconda versione della Carta Costituzionale europea, già bocciata due anni fa da Francia e Olanda. Si è aperto un periodo di stallo nel processo di unificazione europea. Ha vinto il campanilismo, l’egoismo sociale e forse la demagogia. Facile fare il muso duro alla recessione economica tirando fuori le vecchie logiche localistiche, per poi tornare, subito dopo, ad usufruire delle generose risorse di mamma Europa.
«Molti europei non capiscono il modo in cui costruiamo l’Europa in questo momento» ha detto Sarkozy e forse ha ragione perché, nel calderone dei commenti, tra euroscettici ed europeisti, sembra essere l’unico ad aver colto il nocciolo del problema: la mancanza di collegamento tra il potere decisionale europeo e la cittadinanza, la difficile comprensione dei meccanismi della politica comunitaria in generale e la scarsa conoscenza del trattato in particolare.
Non è mancato chi ha brindato alla complicità di colori dell’asse Dublino - Pontida e non sono mancate le dichiarazioni ad effetto di chi, come Pera, ha attribuito la stasi alla cacciata di Dio dalla costituzione definendo il no irlandese come «la vendetta cristiana, la storica risposta dei credenti all’Europa senza Dio».
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